
“Laddove andassero, qualsivoglia fosse la terra conquistata o solamente lambita dalla loro nave, i Polemadontes, o “Cantori di guerra”, vi edificavano il proprio tempio attraverso quel rituale artistico che nella poesia ritrova la sua sublime architettura. Come menadi al servizio di Dioniso, ognuno di loro avrebbe onorato il rito, versando non più fiumi di vino rosso bensì miele stillato dalle menti ispirate nel grande cratere della musa Calliope”.
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