“Epica forma” o “Calypsos” è un termine adottato dallo stesso autore, per indicare il suo stile poetico nei confronti del genere dell’Epica Moderna. Una stilemica che unisce la tecnica del “ritmo semantico” ad alcuni accorgimenti retorico-stilistici, tali da rendere il senso dell’epos con grande incisività espressiva, donando oltremodo all’autore ampio spazio compositivo (evidenziando altresì le infinite potenzialità del verso libero a dispetto di un sistema metrico troppo rigido).
Il termine “Calypsos”, ossia “colei che cerca di nascondere”, non nasce per caso, ma viene adottato sottilmente da Corselli per indicare la presenza ed il gioco sapiente del traslato e di quelle figure, tipiche dei tropi, che operano uno slittamento del senso da una parola all’altra, un arricchimento polisemico della parola stessa di modo che la concentrazione testuale, di cui la poesia è impregnata, generi un microcosmo semantico unico nel suo genere.
Ma Calypsos è finanche una ninfa, e del concetto di “ninfalità” artistica si veste la poesia di Corselli, nelle dirette componenti del nymphos ossia del Bello, dell’Essenza, della Sensibilità, della Contemplazione e della ritualità compositiva. Tutto ciò si unisce immancabilmente a un'altra componente della Musa, ossia quella della musica e quindi della musicalità del verso, riportando alla luce, per mezzo di esso, il precordio di un incanto oramai perduto nel tempo, detenuto solo dal “canto delle sirene”, e che ritrova il suo apice in quel potere seduttivo e mistico che ha fatto di Orfeo cantore assoluto.
Ad arricchire il repertorio compositivo di Corselli, si aggiungono alcune contaminazioni derivanti dalla musica classica, soprattutto dal poema sinfonico (in particolar modo prelevate dal concetto di thematic metamorphosis di Franz Liszt), influenzandone pertanto la visione poematica e l’uso della variazione (ciò che in Wagner sarà poi rappresentato dal Leitmotiv).
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